UN PO DI CHIAREZZA NON GUASTA!!!

Contratto e Riordino (parte prima e seconda)

Andiamo oltre il populismo e la confusione

(parte prima)

Proviamo a chiarire come stanno realmente le cose.

Come prima cosa va chiarito l’ambito in cui la trattativa si svolge, che è regolamentato per il personale non direttivo e non dirigente dall’art 37 del decreto legislativo 217/05 mentre per il personale dirigente e direttivo dall’art 83, il tutto in un “rigido” regime di diritto pubblico.

Pertanto tutte le trattative prevedono “un’ipotesi di accordo” tra Ministero della Funzione Pubblica, Ministri competenti, sottosegretari e i Rappresentati Sindacali maggiormente rappresentativi sul piano nazionale.

Tale ipotesi di accordo, deve essere poi recepita attraverso un DPR, che naturalmente non fa il sindacato, dopo tutti i così detti passaggi tecnici, Corte dei Conti, Corte Costituzionale ecc.

Una volta che tutto l’iter si è concluso viene emanato il DPR, che badate bene essendo un atto politico/legislativo tiene conto si, dell’ipotesi di accordo, ma non lo vincola come succederebbe in un vero e proprio contratto che ha validità legale dal momento che viene sottoscritto da entrambe le parti.

È evidente quindi la complessità normativa di tutto l’iter introdotta dal Diritto Pubblico e la dipendenza dagli “umori politici” che rendono spesso ardua qualsiasi determinazione, a differenza degli accordi in regime di Diritto Privato che si sottoscrivevano presso l’ARAN prima dell’entrata in vigore della riforma nel 2005.

Quindi il giorno 8 Febbraio cosa è stato firmato?

Il giorno 8 febbraio al Ministero della Funzione Pubblica TUTTI i Sindacati dei Vigili del Fuoco tranne la USB hanno sottoscritto un’ipotesi di accordo con il “Governo” tramite il Ministro della Funzione Pubblica che riguarda la parte economica del Contratto, che finirà parte sulla voce tabellare dello stipendio e parte sull’indennità di rischio per il personale Operativo e sull’indennità di funzione per il personale Sati.

Fanno parte di questa ipotesi di accordo inoltre, tutta una serie di così detti “addendum” che sono parte integrante dell’ipotesi di accordo, una sorta di appendice.

In una di queste appendici è riportata la condivisione, espressa con la firma dalle Organizzazioni Sindacali e Governo, sulla suddivisione dei famosi 87 milioni che riguardano il così detto “riordino delle carriere” e che finanzieranno con una quota parte un aumento sull’indennità di rischio\funzione e con una parte gli oramai famosissimi “assegni di specificità” con i scaglioni 14 22 28.

Questo addendum in particolare garantisce, attraverso la sottoscrizione un preciso accordo sulla distribuzione degli 87 milioni che sono parte dei 103 milioni complessivi stanziati.

Accordo frutto di un anno di trattativa tra Governo Amministrazione e Organizzazioni Sindacali.

Tale provvedimento, un DPCM in questo caso, seguirà un iter completamente scollegato dal DPR relativo al contratto, anche se sarà assoggettato alle stesse norme procedurali sopra citate.

Questo DPCM al momento, in seguito alle modifiche apportate in fase di confronto con le Organizzazioni Sindacali, che ha visto variare lo scaglione dai 25 anni a 22, è stato rimandato alla così detta “bollinatura” (controllo di congruità economica) da parte del MEF (Ministero Economia e Finanze) poiché tale modifica, che potrebbe avere possibili riflessi economici sull’accordo, ha bisogno di essere sottoposto a verifica.

In conclusione avremo due provvedimenti, uno più veloce che attribuirà presumibilmente già dal prossimo mese di Marzo gli aumenti contrattuali e relativi arretrati previsti sul tabellare e sull’indennità di rischio/funzione, e un secondo provvedimento con tempi leggermente più lunghi per attribuite gli 87 milioni, anche qui con relativi arretrati, parte sull’indennità di rischio parte con l’introduzione del nuovo assegno di specificità.

Rimangono da “contrattare” fuori da questi due provvedimenti, seppur previsti in uno specifico “addendum”, i 16 milioni relativi alla rivisitazione dei ruoli ordinamentali all’interno del riordino delle carriere e i 7,7 milioni circa stanziati in finanziaria 2018 per la possibile rivalutazione delle indennità accessorie del personale operativo, gli incrementi retributivi derivanti da tali provvedimenti saranno aggiuntivi alle quote presenti nelle bozze di tabelle già circolate.

Da tale illustrazione, un pò lunga purtroppo ma necessaria, si capisce pertanto che la firma, atto che esprime una piena condivisione sull’ipotesi di accordo relativa al contratto, ma anche dell’addendum relativo alla suddivisione degli 87 milioni parte integrante dell’accordo stesso, altro non è che la sottoscrizione degli accordi (contratto e suddivisione 87 milioni) già discussi.

Pertanto chi parla di “stralcio” “nota a verbale” lasciando intendere che la parte degli 87 milioni dovrà essere ridiscussa, prova solo a confondere buttandola in “caciara” cercando di nascondersi miseramente dietro la classica foglia di fico!

La giustificazione inoltre sull’obbligatorietà di firmare per non perdere la possibilità di partecipare ai futuri tavoli contrattuali, è altrettanto falsa poiché come ben chiarito dall’art. 38 del DL.vo 217/05 la parte contrattuale che legittima la partecipazione ai tavoli non è la parte economica del contratto, prevista precedentemente in un biennio, ma la parte normativa (quadriennio), che non è ancora stata discussa e tantomeno sottoscritta!

Altrettanto infondate sono le notizie diffuse da chi non ha sottoscritto l’ipotesi di accordo contrattuale, relativamente al fatto che le risorse disponibili non saranno fisse e ricorrenti, ma abbiano carattere di una tantum per il solo anno 2018.

Anche qui l’art 5 comma 2 lettera a , b del Decreto Legislativo 29 maggio 2017 n°97 chiarisce in maniera inequivocabile l’origine delle risorse e la sua stabilità e continuità per gli anni a venire.

Andiamo oltre il populismo e la confusione

(parte seconda)

Chiarito l’aspetto più tecnico, con contratto e riordino “parte prima”,

cerchiamo di affrontare l’aspetto più politico/sindacale della trattativa.

La discussione e il confronto sul contratto è stata tutto sommato abbastanza veloce, arrivando in breve alla sottoscrizione dell’ipotesi di accordo.

Viceversa il confronto sul riordino delle carriere e sulla distribuzione dei famosi 103 milioni al contrario è stato molto lungo, articolato e ha visto controverse posizioni assunte da più parti con continui cambi di posizione se non addirittura vere e proprie marcie indietro.

Posizioni talmente controverse che alla fine per cercare di dare risposte concrete, e tempi certi almeno sulla parte economica del riordino, si è deciso di “spacchettare” i 103 milioni, che all’inizio erano circa la metà, tra parte economica e parte ordinamentale.

Cambi di idea e riposizionamenti che continuano tutt’oggi, contribuendo a creare un clima di incertezza, confusione e “guerra dei poveri” tra il personale, alimentata ad arte da alcuni.

Ma in realtà quali erano le posizioni iniziali delle organizzazioni sindacali sull’argomento?

In premessa va detta una cosa, perché ciò condizionerà tutta la discussione successiva, la stragrande maggioranza delle organizzazioni sindacali al tavolo, praticamente tutte tranne CGIL e USB, avevano già in testa un modello da perseguire, cioè quello già adottato nel comparto sicurezza, vale a dire l’assegno di funzione da attribuire al personale a 17 27 32 anni di anzianità!

La sola CGIL avanzò viceversa una proposta, che qualcuno definì “bolscevica”, perché immaginava una distribuzione delle risorse più equa e soprattutto che coinvolgesse con le giuste parametrazioni tutto il personale.

In realtà tale proposta altro non era che la stabilizzazione dei famosi 80€ netti da far confluire stabilmente sull’indennità di rischio\funzione, 80€ nette che già tutto il personale percepiva, utilizzando le restanti risorse rimanenti dei 103 milioni per un riordino delle carriere concreto ed articolato che avrebbe spostato tutti i livelli retributivi verso l’alto distribuendo quindi le ulteriori risorse rimanenti.

Con queste differenze di visione è iniziata la discussione, delineando posizioni da subito diametralmente opposte tra le OO.SS, tra chi immaginava un assegno di funzione che remunerasse “pochi intimi” seguendo la smania di voler per forza assomigliare a qualcuno, e chi quelle risorse voleva farle arrivare seppur in maniera diversificata a tutto il personale compresi i giovani vigili da 0 a14 anni!

Ma come detto, il condizionamento dato dal prendere spunto da ciò che accade già nel comparto sicurezza, non ha permesso grandi modifiche se non un “compromesso” sugli anni necessari per raggiungere l’assegno, poiché alla fine anche i maggiori sostenitori di questo modello si sono resi conto, che quanto da loro proposto e cioè 17 27 30 anni per raggiungere i vari scaglioni, ed avere il beneficio economico era veramente improponibile e dannoso per i VF!!

Se questo è quanto accaduto in questi mesi, e ci sono le tabelle, le dichiarazioni e i comunicati pubblicati dalle varie organizzazioni sindacali che lo certificano, viene da sorridere nel vedere oggi alcuni “personaggi” che proponevano per i vigili sotto i 17 anni aumenti lordi di 25€ sbattersi e dimenarsi perché con l’ipotesi di accordo ne percepiranno oggi 79!

Dire quindi oggi che quei colleghi sono stati “abbandonati” quando nei tavoli della trattativa gli stessi hanno sostenuto altro, arrivando addirittura a rivendicare lo spostamento di 1€ verso gli assegni più alti, togliendoli ai più giovani è qualcosa di veramente indignitoso oltre che falso!

Il problema vero purtroppo è un altro, l’istituzione dell’assegno di specificità è stato fortemente condizionato da chi non aveva altro scopo che assomigliare ai “cugini” di altri comparti perdendo completamente di vista il bene del personale VF che più che di un assegno legato all’anzianità di servizio, aveva la necessità di un assegno che riconoscesse la maggiore esposizione o le maggiori responsabilità che non sempre collimano con l’anzianità.

Questo è stato il processo di questa trattativa e chi oggi “strilla” facendosi paladino dei vigili giovani, sapendo che in trattativa non ha proposto nulla per questi colleghi, offende la loro intelligenza beffandoli per l’ennesima volta.

Come CGIL rivendichiamo, senza cambi di rotta la paternità delle nostre idee e posizioni, mai cambiate, che ha contribuito ad un risultato che non enfatizziamo di certo, ma che consideriamo un buon punto di partenza rispetto ai tanti problemi ancora da risolvere: salari adeguati al ruolo ai rischi e sacrifici richiesti quotidianamente ai Vigili del Fuoco; tutta la partita sui lavori usuranti dalla quale i Vigili del Fuoco sono stati clamorosamente estromessi; la necessità, oramai improcrastinabile, di inserire i Vigili del Fuoco nel sistema assicurativo INAIL dal quale sono inconcepibilmente fuori non potrà non trovare soluzione.

Come anche deve essere messa sotto la lente d’ingrandimento la sottaciuta problematica sulla salute e sicurezza di questi Operatori del Soccorso, esposti quotidianamente a ogni tipo di contaminazione e stress psicofisico, senza una adeguata rete di tutele capace di monitorare, indagare e certificare (prevenendoli), quali effetti, dopo anni di servizio, questi lavoratori possono subire.

Tutti temi che affronteremo nel proseguo della trattativa sulla parte normativa di questo contratto ma anche nella discussione della prossima tornata contrattuale 2019/2021 che si aprirà a breve.

La strada è lunga e noi continueremo a percorrerla, avremmo voluto certamente fare altro e di più, magari distribuire le risorse in maniera ancora più equa, non ci siamo riusciti, in quei tavoli non eravamo soli e la CGIL da sola rivendicava con forza il principio di equità, che avrebbe maggiormente tutelato una parte importante del personale operativo, quali sono i Vigili più giovani che ne escono penalizzati.

Contratto e Riordino parte prima..pdf
Contratto e Riordino parte seconda..pdf